Nel Mio Inferno Privato

Passeggiavamo sulla spiaggia. Io e lui. Mano nella mano, in un giorno di metà Settembre. Faceva ancora abbastanza caldo. Indossavo un vestito azzurro molto leggero, mentre lui portava una maglietta rossa a maniche corte e un paio di jeans chiari. Dopo esserci tolti le scarpe ci sedemmo in riva al mare, ascoltando il rilassante rumore delle onde. Restammo lì abbracciati per circa un’ora, quando lui si alzò per andare a bagnarsi i piedi nell’acqua.
“E’ tiepida!” – esclamò sorpreso, e voltandosi verso di me disse: “Facciamo il bagno amore?”
Sorridendo gli chiesi se per caso non fosse impazzito, ma lui si spogliò velocemente, e con addosso solo un paio di boxer azzurri che gli avevo regalato qualche mese prima, corse a buttarsi in mare.
Scuotendo la testa divertita iniziai a disegnare distrattamente sulla sabbia.
Passò un bel po’ prima che mi accorgessi che il suono del mare era cambiato e che sembrava forte e minaccioso. Sollevai la testa e vidi che il cielo era grigio e pieno di nuvole pronte a scaricare la loro furia. Preoccupata guardai il mare in cerca di lui, ma non riuscivo a vederlo. Mi avvicinai gridando il suo nome, ma non rispondeva. L’acqua mi accarezzava i piedi, ma non era una bella sensazione. Era agghiacciante. Abbassai lo sguardo e vidi che l’acqua era di un rosso cremisi. Inorridii. Il mare era un’enorme distesa di sangue. Istintivamente feci qualche passo indietro, ma al solo pensiero di lui disperso in quell’orrore, mi gettai in quell’acqua di corsa, senza nemmeno levarmi il vestito. L’odore di sangue mi dava la nausea, ma continuai comunque nella ricerca, sperando di trovarlo sano e salvo. Nel Mio Inferno PrivatoIl tempo sembrava trascorrere lentamente e la mia ricerca sembrava del tutto inutile. Mi sentivo sempre più stanca, e non avevo più la forza di gridare. Respiravo a fatica, respiri brevi e irregolari che scandivano il tempo che ormai era quasi terminato. Le gambe cedettero per la fatica e mi ritrovai sott’acqua, quell’acqua tinta di rosso che mi avvolgeva e non mi permetteva di risalire in superficie. Arrancando riuscii a riaffiorare e a prendere un po’ di respiro, ma ero troppo stanca per continuare. Non riuscivo più a sentire il mio corpo che pesante mi trascinava inesorabilmente verso il fondo, e i miei occhi si chiudevano sempre più di frequente. Un tuono. Fu tutto ciò che udii, prima che il mondo diventasse completamente nero e affogassi in quell’abisso di morte che mi attendeva.

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