Il Cacciatore d’Anime

Il Cacciatore d'AnimaVladimir camminava per le più buie strade di Vienna in cerca di qualche anima da catturare per poi rivenderla al Mercato Nero della stregoneria, in cambio di denaro sporco con cui continuare la sua inutile esistenza. Nulla aveva senso per lui, se non la sua sopravvivenza.
Era odiato da tutti gli Angeli della Morte perché rubava le anime di coloro che non avevano ancora terminato il loro ciclo vitale e le usava per ricavarne del denaro. Erano i custodi delle anime e non tolleravano la gente come lui.
Camminando giunse davanti ad un orfanotrofio e notò una piccola cesta davanti all’enorme cancello di ferro, un orfanello come tanti. Dopo tanto girare a vuoto era riuscito finalmente a trovare un’anima da rivendere. Si avvicinò piano alla cesta e vide due meravigliosi occhi blu che lo fissavano intensamente, quasi volessero scavargli l’anima. La piccola, che avrà avuto appena tre mesi gi sorrise. Vladimir rimase abbagliato da quella splendida bambina, il pugnale magico che utilizzava per catturare le anime gli cadde dalla mano. Non se la sentiva proprio di privare quella bellissima creatura della vita.
“Cosa vedo mai? Il mitico e leggendario Vladimir che trema di fronte ad una piccola bambina indifesa?” – lo derise una voce alle sue spalle.
Vladimir accolse la piccolina fra le sue enormi e muscolose braccia e si voltò. Hjngher, l’Angelo della Morte, con cui spesso si doveva scontrare per sottrargli delle anime, era a pochi metri da lui.
“L’inferno mi reclama dunque? È già giunta la mia ora?” – domandò alzando un sopracciglio.
“Non è te che voglio, ma lei.” – rispose Hjngher indicando la bambina.
“Te lo puoi anche scordare.” – e detto questo tocco la collana di cuoio con un piccolo zaffiro che portava intorno al collo e, aperto un varco dimensionale lo attraversò veloce prima che l’Angelo potesse prenderlo.
Per anni il Cacciatore d’Anime crebbe la bambina come se fosse figlia sua, ed ella divenne ogni giorno sempre più grande e bella. Passarono vent’anni prima che Hjngher tornasse da lui.
Era il giorno del matrimonio di Melinas. Vladimir la osservava da lontano mentre tagliava la torta nuziale con il marito nel giardino della loro villa. Era bellissima. I suoi incantevoli occhi blu brillavano di felicità. Quando vide l’angelo lo raggiunse senza farsi notare dagli invitati.
“Non ti lascerò distruggere questo momento. Non la porterai via.”
“Non è per lei che io sono venuto, Vladimir. È giunto il tempo che tu abbandoni questa vita.”
“No. L’Inferno può aspettare qualche altra ora. Non posso lasciarla così.”
“Ah-hahaha. Nulla mi renderebbe più felice che portarti in quel luogo, razza di cane bastardo.”
“Cosa intendi dire?” – domandò confuso il vecchio cacciatore.
“Intendo dire che quel luogo non ti è più destinato. Il giorno in cui hai salvato quella piccola orfana è stato il giorno in cui hai salvato te stesso.” – Hjngher gli porse la mano sinistra – “La tua anima è candida ora.”
Vladimir sorrise, e dopo un ultimo sguardo alla figlia, seguì Hjngher verso la sua nuova vita.

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